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Recensione a cura di Alessandra Marconato, formatrice AiFOS e safety coach

 

Il quarto sapere di Piergiorgio Reggio è uno di quei libri che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un formatore. È un manuale agile, che riporta le principali teorie dell’apprendimento esperienziale, soddisfacendo ciò che si promette nel sottotitolo, in altre parole di essere una “Guida dell’apprendimento esperienziale”.

È interessante l’approccio del Prof. Reggio. Ci si immagina, spesso, che un accademico non possa fare altro che difendere la “torre d’avorio” e chi ci abita. Invece, le prime righe del suo libro mostrano subito un approccio “snello”, sincero e critico. Reggio dichiara che il testo nasce da un’insoddisfazione nei confronti della formazione degli adulti. Non si riesce a uscire ancora, infatti, dalla concezione di educazione “depositaria”, secondo la quale chi sa insegna. Mi ha fatto tornare alla mente una frase di Woody Allen: “Chi non sa, insegna e chi non sa insegnare, insegna ginnastica”…

Reggio afferma che l’apprendere umano non si riduce ad aspetti formali e non rientra in standard prestabiliti e il suo è un contributo che cerca l’unione fra la formazione formale e quella non formale.

Reggio individua in questo suo libro un “concetto chiave” (che dà il titolo al libro), quello del quarto sapere: un sapere che non si aggiunge ai già noti sapere, saper fare, saper essere (e, per alcuni, anche saper divenire) ma è fondante. Ancora oggi c’è una netta distinzione fra ciò che si impara a scuola (di ogni ordine e grado) e quello che si apprende attraverso l’esperienza diretta. Il quarto sapere è l’esperienza del “veramente” vissuto. È un sapere “reale”, perché deriva dall’esperienza stessa delle persone ed è un sapere cognitivo ed emotivo. Molto spesso ci si dimentica che l’essere umano è un essere complesso, “formato” attraverso ciò che è (componente genetica), ciò che sa e impara (apprendimento in varie forme) e ambiente in cui vive. In questo ambiente, l’essere umano ha la possibilità di entrare in contatto con esperienze e saperi diretti. Afferra l’esperienza in base anche alle opportunità che sono date. È idea diffusa che l’esperienza personale, scrive Reggio, sia un modo efficace per imparare, anche a livello di senso comune. Ma tale riconoscimento, che sembra così ovvio, non è valorizzato negli ambienti formali dell’apprendimento. L’everyday learning è interpretato in modo riduttivo come connotato da casualità, accadimenti fortuiti e imprevedibilità. Nei processi formali, caratterizzati da una predeterminazione degli obiettivi e intenzionalità dell’apprendimento da parte del soggetto, l’everyday learning diventa difficilmente valorizzabile. Rimane ancora stabile la contrapposizione fra una conoscenza “sacra” (formale, formalizzata e formalizzabile) e una “profana”, fatta dalla vita di tutti i giorni, che, attraverso una visione ingenua, è intesa come scorrere degli eventi, senza alcuna intenzionalità.

Ma gli esseri umani sono fatti di esperienza, di esperienze che fanno e che determinano stabili apprendimenti. Tali apprendimenti si tramutano, secondo altre teorie, in convinzioni, che non sono altro che interpretazioni soggettive della realtà. Altre teorie ancora sostengono che tali convinzioni, nate dell’esperienza, possono essere scalfite con altre esperienze ancora e che la maggior parte delle spiegazioni non riescono a intaccarle.

Il quarto sapere è composto da sette capitoli e un glossario, con i principali termini presenti nel libro. Il capitolo 1 presenta alcune delle trasformazioni più significative che hanno interessato l’esperienza. Nel capitolo 2 si trova una rilettura critica di alcune questioni che interessano il rapporto tra educazione ed esperienza. Nel capitolo 3 si possono leggere i fondamenti e principi dell’apprendimento esperienziale e nel capitolo 4 sono presentati i quattro movimenti dell’apprendimento esperienziale: notare, trasformare, dirigere e generare. Nel capitolo 5 sono presentate alcune delle principali didattiche dell’apprendimento esperienziale, con alcune “digressioni” che si riferiscono a situazioni formative. In questo capitolo Reggio cerca di fornire materiale vivo per la ricerca, anche per far capire attraverso quali storie chi scrive si esprime. Nel capitolo 6 sono presentate situazioni formative che Reggio ha preparato personalmente. L’ultimo capitolo, il settimo, riporta alcuni approfondimenti in merito alla figura del formatore.

In una nota, a seguito dell’introduzione, c’è un breve appunto sulla storia dell’espressione “quarto sapere”. Il libro è stato pubblicato alcuni mesi prima dell’edizione italiana in Spagna. I libri sono simili nella struttura e nei contenuti. L’edizione italiana è stata rivista per renderla più possibile coerente al contesto culturale e formativo italiano. Piergiorgio Reggio è un pedagogista e formatore e insegna all’Università Cattolica di Milano e Brescia. Si occupa di educazione degli adulti e realizza interventi di formazione esperienziale nelle organizzazioni, nel sociale e nella formazione dei formatori.

 

Per acquistare il volume: http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843059270

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